Feto alla settima settimana secondo mese

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Feto alla settima settimana secondo mese

Feto alla settima settimana secondo mese , a questo stadio si definiscono alcuni organi principali come i polmoni. Iniziano ad apparire le prime protuberanze li dove cresceranno braccia e gambe. Alla settima settimana sono visibili mani e piedi. Solo alla fine il volto inizia a prendere forma, occhi, orecchi, bocca e naso. Inizia a svilupparsi il sistema nervoso, gli occhi sono aperti ma l’iride non è ancora formato. In addome abbiamo la crescita del fegato e stomaco. Nella bocca si notano i primi segni dei denti da latte. L’Embrione a questo punto misura circa 4 cm con un peso di 1 grammo. Le misure sono indicative.

Incontinenza urinaria femminile cause sintomi e cura

incontinenza-urinaria-femminile“Una brutta storia con un lieto fine”

L’incontinenza è la perdita involontaria di urina, è quindi l’incapacità di controllare e trattenere le urine. E’ chiamata malattia silenziosa, perchè confessata da poche donne, ma che tante donne fa soffrire. Secondo stime recenti circa una donna su tre è affetta da una qualche forma di incontinenza urinaria.

Perché le donne sono maggiormente colpite?

La risposta è insita nell’anatomia femminile, le strutture deputate alla continenza vengono spesso lesionate durante un parto naturale, ed infatti, proprio nelle donne che hanno partorito per via naturale, c’è il maggior numero di donne affette da questa malattia. La forma più frequente di incontinenza urinaria è senza dubbio quella da sforzo, la perdita di urina compare in occasione di sforzi , come: colpi di tosse, starnuti, saltare, correre o semplicemente ridere. Questa forma rappresenta da sola circa il 55 – 60 % di tutti i casi, tutti gli esperti considerano questa forma  come una relazione diretta di causa-effetto tra parto naturale e danno del pavimento pelvico.

La seconda forma di incontinenza, in ordine di frequenza è quella chiamata da urgenza. E’ dovuta principalmente ad una instabilità vescicale, con contrazioni

ripetute e incontrollabili della muscolatura vescicale.

La terza forma chiamata mista, è data dalla contemporanea presenza delle caratteristiche della prima e della seconda forma.

Il vero problema dell’incontinenza urinaria è che solo una piccola parte delle donne che ne soffre si rivolge ad un medico. L’incontinenza di per se non mette in pericolo la vita della paziente, ma ne altera profondamente la qualità giorno dopo giorno.

La sola idea di perdere urina in presenza di altre persone è causa di imbarazzo e di vergogna, per questo motivo le donne che ne sono affette limitano la loro vita sociale, rinunciano per esempio ad andare in palestra, a fare una passeggiata con le amiche, per paura che la perdita si faccia “sentire o vedere”.

Diagnosi

La diagnosi di incontinenza urinaria, non è difficile, risulta meno semplice discriminare tra le varie forme, per questo motivo si è formata una nuova figura professionale, quella dell’uroginecologo, che ha tra l’altro il vantaggio, di avere già un rapporto diretto con la paziente.

 Oltre la visita e l’esame delle urine che sono il punto di partenza, utilizziamo l’ecografia, sia nella diagnostica delle lesioni anatomiche che nella ricerca di un eventuale ristagno  post minzionale. Abbiamo a disposizione una serie di esami, utili e necessari per evidenziare questa patologia, si va dal diario minzionale, al test del pannolino ( pad test ) , dall’esame urodinamico a quello radiologico.
Terapia dell’incontinenza da sforzo

Cosa posso fare io?

In primis, non aggiungere altre cause: riduci il tuo peso e migliora il tono della tua muscolatura pelvica, poi segui un’alimentazione corretta, la stitichezza e gli sforzi connessi a questa, alterano la funzionalità del tuo pavimento pelvico.

La terapia per l’incontinenza urinaria da sforzo è fondamentalmente chirurgica, la chirurgia ha il vantaggio di correggere sia l’alterazione anatomica ( prolasso ), sia l’alterazione funzionale  ( perdita di urina ). Per questa forma, l’intervento chirurgico più accreditato, consiste nel ricreare la fionda sottouretrale che impedisce in caso di sforzo, la perdita involontaria di urina.

Attualmente la via più utilizzata per effettuare il posizionamento della banderella ( Sling ), è la via transotturatoria ( T.O.T. Trans Obturator Tape ) . L’intervento viene realizzato mediante anestesia loco-regionale , ha una durata media di circa 20 minuti e prevede un ricovero di 24 / 48 ore. La paziente viene invitata per i primi 10/15 giorni ad astenersi dai rapporti sessuali e dal praticare sforzi.

Quando all’incontinenza si associa un prolasso multiorgano ( vescica, utero, vagina o retto ) utilizziamo delle reti di materiali biocompatibili con lo scopo di sorreggere questi organi e di non caricare sul pavimento pelvico.

Chirurgia endoscopica con bulking agent

SI tratta di una tecnica basata sull’iniezione di sostanze polimeriche intorno al collo vescicale, e all’inizio dell’uretra. Lo scopo è quello di creare un effetto imbuto, mediante la compressione dall’esterno, per ridurre la perdita di urina. Si procede introducendo in vescica una telecamera miniaturizzata chiamata cistoscopio e sotto controllo visivo, si iniettano queste sostanze, il tutto in anestesia locale.

Si tratta di una tecnica che garantisce discreti risultati, stimati intorno al 50%, ma gravata da un elevato rischio di recidiva, legato al riassorbimento del materiale utilizzato. Terminato l’intervento e svuotata la vescica, la paziente può tornare a casa.

Terapia dell’incontinenza da urgenza

Fondamentalmente oggi per l’incontinenza urinaria da urgenza, esiste una terapia specifica. Si utilizzano farmaci che si legano ai recettori muscarinici presenti in vescica e annullano le contrazioni involontarie e irrefrenabili, tipiche di questa malattia. L’utilizzo di questi farmaci nel periodo della menopausa è associato a quello degli estrogeni , che migliorando lo stato trofico dei tessuti, ne aumenta il numero dei recettori.

Tutto quello che non è vero sull’incontinenza urinaria:

Non c’è cura

Prima o poi passerà da sola

E’ una malattia dell’età

Se ti operi da giovane prima o poi si ripresenta

Le cure ci sono ma…..

Quando fare la prima visita ginecologica?

visita_ginecologicaQuando fare la prima visita ginecologica?

 Questa è una domanda che spesso viene posta ai medici. Viene raccomandato ad una ragazza di effettuare la sua prima visita ginecologica, all’incirca un anno dopo l’inizio dell’attività sessuale, ciò non toglie che dalla comparsa del primo ciclo mestruale è possibile effettuare una ecografia pelvica transaddominale anche nelle ragazze cha non hanno ancora avuto rapporti sessuali.

In cosa consiste la visita ginecologica?

Come ogni visita ginecologica si parte con la raccolta dell’anamnesi, quindi il medico effettuerà alcune domande alla paziente con lo scopo di avere maggiori conoscenze della vita sessuale della paziente, delle sue abitudini e della sua storia clinica.

Successivamente si procede all’esplorazione della cavità vaginale utilizzando uno speculum, un piccolo dispositivo monouso che serve per mettere al centro dell’attenzione il collo dell’utero, una parte molto delicata della sfera genitale femminile.

Si procede alla raccolta mediante un piccolo spazzolino, sistema totalmente indolore, di cellule del collo dell’utero. Cellule morte, quindi non pensiamo, a una biopsia o a qualcosa di doloroso, grazie allo studio di queste cellule è possibile scoprire con largo anticipo, modificazioni cellulari che possono poi anche generare il cancro del collo dell’utero.

A questo, facciamo seguire una valutazione bimanuale , quindi una vera e propria visita, alla ricerca praticamente di eventuali masse presenti, tra l’utero e le ovaie, e infine se possibile una ecografia transvaginale, che rappresenta il superamento diagnostico di un ecografia transaddominale, in quanto c’è una maggiore capacità diagnostica delle strutture anatomiche interessate.

Quanto dura una visita ginecologica?

Il tempo stimato per una visita ginecologica è di 10-15 minuti e non è assolutamente una cosa né dolorosa o così imbarazzante come la prima volta si può pensare .

Come si esegue uno spermiogramma

spermiogrammaLo spermiogramma è l’analisi del liquido seminale, finalizzato a valutare il numero e la qualità  degli spermatozoi, valutando anche forma e motilità di questi. Si tratta dell’unico strumento in grado di valutare la fertilità maschile, purtroppo tale esame non ci indica la reale capacità fertilizzante di uno spermatozoo.

Come effettuare un corretto spermiogramma:

  • sospendere terapie farmacologiche due mesi prima, per evitare falsi positivi e/o falsi negativi
  •  astinenza compresa tra tre e cinque giorni 
  • raccolta del liquido ottenuta mediante masturbazione in contenitori adeguati ( contenitore sterile delle urine )
  • raccolta possibilmente effettuata presso il laboratorio o se effettuata al proprio domicilio, da consegnare entro 30 minuti.

Caratteristiche chimico-fisiche  del liquido seminale:

  • il colore è solitamente grigio opalescente con variazioni cromatiche possibili nei casi di alterazione
  • il volume dell’eiaculato è compreso tra 2 e 5 ml
  • il ph del liquido seminale è compreso tra 7.5 e 7.8 
  • il tempo di fluidificazione è compreso nei 30 minuti 
  • la viscosità è una caratteristica importante, in quanto un  valore superiore alla norma, ad esempio, impedisce il movimento degli spermatozoi

Sostanze disciolte nel liquido seminale:

  • fruttosio, in concentrazione tra 120 e 450 mg/dl. Valori inferiore al  minimo potrebbero deporre per una insufficiente secrezione di androgeni 
  • acido citrico, prodotto dalla prostata, basse concentrazioni potrebbero deporre per patologia prostatica
  • zinco, oligo-elemento in concentrazioni tra 25 e 400 μg/dl

Caratteristiche microscopiche del liquido seminale

  • la concentrazione indica il numero di spermatozoi per ml. Attualmente il valore minimo è uguale o superiore a 15 milioni per ml
  •  la motilità è un parametro fondamentale, è generata dalla coda dello spermatozoo, che muovendosi, determina lo spostamento in avanti di questo. La valutazione di questo parametro deve essere effettuata entro due ore dall’eiaculazione, permette la divisione in: (A) spermatozoi con moto rettilineo rapido , (B) spermatozoi con moto rettilineo lento e (C) moto irregolare. In assenza di alterazioni la somma di (A) + (B) deve essere superiore al 50% 

Morfologia:

Lo studio morfologico degli spermatozoi,  possibile dopo opportune preparazioni, permette il riconoscimento di alterazioni strutturali: 

  • a carico della testa, come teste a punta, tonde o doppie 
  • a carico del flagello, che può essere spezzato, gonfio o doppio 

E’ considerato nei limiti la presenza di forme anomale in percentuale non superiore al 70% 

Un indice abbastanza affidabile, di processi infiammatori in corso, è la presenza di spermatozoi adesi a grappolo, tale fenomeno viene definito agglutinazione.

Altre cellule del liquido seminale:

Può essere riscontrato all’interno del liquido seminale la presenza di globuli bianchi, tale reperto è indice di infezione e/o infiammazione in atto.

Terminologia utilizzata nella refertazione di uno spermiogramma:

  • Normozoospermia: valori per motilità e concentrazione nella norma
  • Astenozoospermia: valori di motilità inferiore alla norma
  • Oligozoospermia: valori di concentrazione spermatica inferiore alla norma
  • Oligoastenozoospermia: valori di concentrazione e motilità inferiori alla norma
  • Teratozoospermia: valori di forme spermatiche anomale superiori al 70%
  • Azoospermia: assenza di spermatozoi 

Ciclo Mestruale

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Ciclo Mestruale

Si intende, il complesso di manifestazione fisiologiche che appaiono periodicamente nella donna; tale ciclico fenomeno mediamente dura 28 giorni e termina con la comparsa delle mestruazioni. Queste sequenze di eventi sono il risultato di un insieme di fattori e di azioni che si verificano a diversi livelli. Si può dire, in linea generale, che l’asse encefalo-ipofisi sia il punto di partenza del ciclo: a questo livello si ha la produzione di ormoni stimolanti la funzione ovarica ( gonadotropine ) , che provocano la selezione del follicolo, la sua crescita ed infine la sua esplosione, con liberazione dell’ovocita e la formazione del corpo luteo. L’ovaia, a sua volta, in relazione allo stimolo ormonale ricevuto, secerne gli estrogeni e il progesterone. Gli ormoni secreti a questo livello agiscono su gli organi bersaglio , come la mucosa vaginale e uterina.

Tutte queste azioni favoriscono la fecondazione e tendono a creare un ambiente adatto per l’impianto dell’embrione all’interno dell’utero. Nel caso non si verifichi la fecondazione, tutti gli stadi preparativi sono in un certo senso inutili,  la mucosa uterina, già preparata e ispessita, si stacca dalla cavità uterina e viene espilsa mista a  sangue ( perdite mestruali, mestruazione ). Il ciclo mestruale normale comprende quatto fasi.

Nella prima, cioè nella fase follicolare, l’ipofisi, alla fine delle mestruazioni, secerne due ormoni , FSH e LH. Il primo è responsabile della crescita del follicolo ( Follicle Stimulating Hormone ), il secondo (LH) , agisce sinergicamente con il primo stimolando la crescita delle cellule follicolari provocando la secrezione degli estrogeni. Questi, a loro volta, permettono alla mucosa uterina ( endometrio ) di rigenerarsi dopo le mestruazioni per raggiungere rapidamente uno spessore che, verso il quarto giorno del ciclo, è di circa 3 mm.

La seconda fase, l’ovulazione, è il risultato di un aumento rapido del tasso di secrezione di LH da parte dell’ipofisi: in seguito all’azione combinata di LH e FSH il follicolo si distende e si rompe permettendo la liberazione dell’ovocita. In questa fase l’endometrio appare ecograficamente con il suo classico aspetto trilaminare e con uno spessore che varia da 8 a 10 mm.

Nella fase luteinica, per azione dell’ LH ( Luteotrophic Hormone ) il corpo luteo secerne, oltre agli estrogeni, anche il progesterone: quest’ultimo agisce sulla mucosa uterina già preparata dalla fase precedente e ne provoca l’ispessimento ulteriore fino a 12 mm. Ecograficamente si perde l’aspetto trilaminare, e la mucosa uterina assume un’aspetto omogeneo. Il progesterone è inoltre responsabile dell’ aumento di circa mezzo grado temperatura corporea che si riscontra in questa fase.

Infine la quarta fase , ovvero quella della mestruazione, si verifica in assenza di fecondazione, al ventottesimo giorno del ciclo o, più esattamente, quattordici giorni dopo l’ovulazione.

Come si esegue un pap test?

Il  pap test è un esame assolutamente non doloroso, consiste nel prelevare mediante una spatola cellule del collo uterino che saranno valutate in laboratorio mediante esame microscopico.

Quando eseguire il pap test?

E’ opportuno sottoporsi al pap test subito dopo i primi rapporti sessuali.  E’ consigliabile ripetere il test con frequenza biennale, salvo i casi che rientrano in fasce di maggiore rischio (Es. pap test alterati, presenza di HPV) alle quali è raccomandata un controllo semestrale o annuale.

 A cosa serve un pap test?

L’esecuzione periodica dell’esame è un mezzo efficace per scoprire la presenza dell’ HPV e  le alterazioni cellulari che precedono di molti anni la comparsa di un tumore.

 HPV

Il termine HPV indica una famiglia di virus responsabili di alterazioni cellulari nei tessuti infettati. L’infezione da HPV è la più frequente malattia a trasmissione sessuale negli USA, colpendo circa il 70 – 80% della popolazione sessualmente attiva.

 Statistiche

1% infezione clinicamente visibile (visita ginecologica)

4% infezione subclinica (colposcopia)

10% infezione latente (HPV TEST POSITIVO)

60% infezione pregressa ( anticorpi presenti)

25% nessuna infezione attuale o pregressa

Esistono diversi sottotipi, divisi in base al rischio di generare il cancro:

Sierotipi a basso rischio 6-11

Sierotipo a medio rischio 30-34

Sierotipi ad alto rischio 16-18-31-33-35

Cosa succede dopo aver contratto il virus?

Il virus penetra nelle cellule e determina alterazioni cellulari, con caratteristiche citologiche diverse, in base alle quali le lesioni vengono classificate in  L-SIL (basso grado) o in H-SIL (alto grado). Le lesioni di basso grado regrediscono spontaneamente nel 60 -90% dei casi, solo l’1% progredisce verso il cancro. Le lesioni di alto grado regrediscono spontaneamente nel 30-40% dei casi, ma hanno un rischio più elevato di progressione verso il cancro, se non trattate.

La sola positività dell’ HPV al pap test non deve generare timori , il nostro sistema immunitario è capace di rimuovere il virus dalle cellule e portarci alla negativizzazione.

Le lesioni di basso grado, e quelle HPV correlate, devono essere gestite secondo le linee guida.

Wait and See ( aspetta e guarda):  Pap test ripetuto ogni sei mesi, HPV DNA test, colposcopia.

Le lesioni di alto grado devono essere gestite secondo le linee guida del See and Treat ( guarda e tratta) : Procedura escissionale diagnostica e/o terapeutica  L.E.E.P., conizzazione.

Prenota una visita di controllo ed un pap test 

Allattamento

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Allattamento

Tipo di alimentazione caratteristico del lattante in cui latte ha un ruolo esclusivo o principale.

Il periodo di allattamento integrale si estende dalla nascita a un età compresa fra i due e i quattro mesi, quando l’introduzione delle farine  nella dieta segna l’inizio del divezzamento. In senso stretto il divezzamento corrisponde alla soppressione del solo latte materno, ma il termine è usato genericamente per designare il periodo in cui il bambino passa a un’ alimentazione variata, tra i 6 mesi e un anno. Le controindicazioni all’allattamento sono estremamente rare e si presentano solo in certe malattie ereditarie che danno intolleranza digestiva. Il lattante è allora alimentato con diete costituite da latte vegetale di mandorle, di soia, o da latte animale privato della sostanza la quale il bambino manifesta intolleranza ad esempio il lattosio. La somministrazione di queste diete deve essere iniziata in ambiente ospedaliero, dopo opportuni esami. L’allattamento naturale, latte materno, o artificiale, latte industriale , latte vaccino, si effettua mediante poppate. Il numero è la frequenza delle poppate sono in funzione dell’età del bambino ( 6 poppate al giorno il primo mese, 5 dal secondo mese) e del suo peso. Nel corso della poppata  (sia al seno sia con il poppatoio) il lattante compie un movimento di suzione assai forte, chiudendo le labbra e aspirando con la lingua. Il meccanismo di questa suzione e il tempo di deglutizione successivo richiedono una conformazione normale della faccia, un certo vigore del lattante e una pervietà delle vie aeree superiori che permetta la respirazione del bambino tra una situazione e l’altra. Le controindicazioni alla poppata obbligano all’alimentazione gastrica, nella quale il latte viene introdotto direttamente nello stomaco mediante un sondino di gomma. Questo genere di alimentazione è utilizzato soltanto negli immaturi e nei lattanti ipotrofici reduci da malattie gravi o da interventi chirurgici, o quando la poppata per suzione fa correre il rischio di falsa strada, cioè di un’inondazione delle vie respiratorie.

Colposcopia come si esegue?

colposcopiaColposcopia
La colposcopia è un esame diagnostico,  consistente nel visualizzare a forte ingrandimento la cervice uterina, la vagina e/o la vulva, utilizzando uno strumento chiamato appunto ,  colposcopio. Si tratta di un esame indolore, non invasivo né traumatico, della durata media di circa 15 / 20 minuti. Nel corso dell’esame, per mettere in evidenza eventuali lesioni , si utilizzano soluzioni coloranti come l’acido acetico e la soluzione di Lugol. Per evidenziare eventuali alterazioni della  componente vascolare, si utilizzano alcuni filtri colorati ( blu o verde ). Il  sospetto diagnostico,   ottenuto con l’esame colposcopico , va sempre confermato dall’esame istologico . (  biopsia mirata nelle aree di maggiore interesse ).
Il fine dell’esame  è quello di  evidenziare in maniera precoce alcune patologie del tratto genitale inferiore.

Chi dovrebbe sottoporsi alla Colposcopia
L’esame colposcopico è raccomandato nei seguenti casi:
Pap test con risultati anomali ( ad esempio ASCUS )
Gestione e terapia delle pazienti con displasia ( L-SIL , H-SIL )
Gestione e terapia della pazienti con infezione da  HPV

Quando eseguire l’esame?
L’esame colposcopico può essere effettuato in qualunque periodo, meglio se a metà ciclo. Può essere effettuato tranquillamente in gravidanza e in menopausa.  Non è possibile  effettuare l’esame durante il ciclo mestruale.

cervice uterina

cervice uterina 1

polipo-cervicale

Cordone Ombellicale anomalie, prolasso sintomi diagnosi terapia

cordone omellicaleCordone Ombelicale

Funicolo connettivo – vascolare che durante la vita endouterina congiunge la placenta con il feto, entro cui penetra a livello dell’ombelico. A sviluppo completo, il cordone ombelicale, misura circa 50 cm di lunghezza e 1,5 cm di diametro, si presenta arrotondato e avvolto a spirale. Contiene una vena chiamata appunto vena ombelicale, che trasporta sangue ossigenato e due arterie, chiamate  ombelicali, che trasportano il sangue non ossigenato. Questi vasi sono avvolti dalla gelatina di Wharton, massa di connettivo embrionale di consistenza gelatinosa. IL cordone ombelicale non possiede nè vasi nè nervi propri: la sua nutrizione avviene per imbibizione. Al momento della nascita, il cordone viene reciso nel tratto compreso fra due pinze emostatiche a circa 15-20 cm dalla sua inserzione sull’ombelico.

 

Anomalie di lunghezza.

Una eccessiva lunghezza può facilitare l’avvolgimento del cordone su se stesso, con la possibile formazione di nodi veri, evenienza fortunatamente molto rara. Più frequentemente l’eccessiva lunghezza del cordone genera la formazione di giri di cordone intorno al collo o intorno al tronco del feto, senza che questo determini un pericolo per la vita del nascituro.

Anomalie d’inserzione

Anziché nella zona mediana della placenta, come di norma, l’inserzione può a volte avvenire sul margine della placenta ( inserzione marginale ). Dal punto di vista clinico è importante l’inserzione velamentosa del cordone, in cui i vasi non raggiungono uniti la placenta ma scorrono separati cosicché al momento del parto può verificarsi facilmente la compressione o la loro rottura con conseguente grave emorragia.

Procidenza e prolasso del cordone

In questi casi, un’ansa del cordone viene a trovarsi davanti alla  parte presentata, ovvero parte fetale che per prima si impegna nel bacino materno. Si parla di proci denza quando questa evenienza patologica si verifica a sacco amniotico integro, si parla di prolasso, quando il sacco è già rotto. Si tratta di un’evenienza in genere imprevedibile, che rappresenta uno dei fattori più importanti di mortalità fetale. In realtà la conseguenza più temibile è la compressione del cordone ombelicale contro la parte ossea del bacino.

Eziopatogenesi

Di norma la parte presentata s’adatta esattamente al segmento inferiore dell’utero e allo stretto superiore del bacino, cosicché il cordone non ha alcuna possibilità di porsi davanti alla parte presentata. La procidenza o il prolasso si verificano generalmente per la presenza di un ostacolo che impedisce un buon adattamento tra parte presentata e stretto superiore del bacino ( viziature pelviche, presentazioni di spalla, di podice, gemellarità, placenta previa ). Un’anomalia di lunghezza, il polidramnios o la rottura precoce del sacco amniotico sono tutte cause che favoriscono la procidenza del cordone.

Diagnosi

Il prolasso è evidente quando una parte di cordone sporge dalla vulva. Quando il  cordone è presente in vagina, solo l’esplorazione vaginale rende possibile la diagnosi; è buona norma infatti ricercare sistematicamente la presenza di procidenza o di prolasso del cordone quando siano presenti i segni di una sofferenza fetale in caso di rottura precoce delle membrane.

 Terapia

L’unico indirizzo terapeutico concreto è rappresentato dal rapido espletamento del parto. Se la procidenza o il prolasso si è verificato a dilatazione completa è indicato il rivolgimento. A collo chiuso o a dilatazione incompleta è indicato il taglio cesareo, a condizione, sia ben chiaro, che il feto sia ancora vivo. Poiché il prolasso del cordone si può verificare in occasione della rottura della borsa delle acque, è opportuno che ogni donna, al momento in cui ciò avviene, si ponga al più presto sotto controllo medico, onde prevenire l’insorgenza di eventuali complicazioni.

Monitoraggio follicolare cosa è?

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Monitoraggio follicolare cosa è?

Il monitoraggio ecografico della ovulazione è il pilastro sul quale sono basate tutte le tecniche di procreazione assistita. Il termine monitoraggio indica appunto il monitorare, il controllare la progressiva crescita del follicolo ovarico sia in un ciclo spontaneo, sia in un ciclo indotto. L’utilizzo dell’ecografia permette di evidenziare prima di tutto la presenza o meno dei follicoli, il loro progressivo sviluppo e infine il loro scoppio. Un dato importantissimo che rileviamo dalle ecografie, è sia lo spessore che l’aspetto dell’endometrio.  

Il monitoraggio consiste in una serie di ecografie transvaginali che vanno dallo sviluppo del follicolo fino al raggiungimento dell’ovulazione. Generalmente la prima ecografia viene effettuata in 7° giornata e l’ultima intorno alla 12°. Lo studio ecografico, è integrato, quando necessario, dalla valutazione ormonale sia dell’estradiolo che del progesterone. 

Distinguiamo le donne in normovulatorie, quelle che ovulano regolarmente e anovulatorie quelle donne che non  hanno l’ovulazione . Queste ultime hanno bisogno di farmaci per il raggiungimento di tale scopo. 

Il termine stimolazione ovarica, indica la terapia mirata a indurre la crescita e lo scoppio dei follicoli, tale risultato può essere ottenuto con farmaci come il clomifene o con le gonadotropine. Questi farmaci determinano la comparsa dell’ ovulazione nelle donne che non ovulano, e un aumento dei follicoli in quelle donne che normalmente ovulano.

Il vantaggio principale offerto dal monitoraggio follicolare, non è solo l’individuazione dei giorni fertili, ma anche la possibilità di interrompere un ciclo di stimolazione, quando questo, ci stia portando verso l’ iperstimolazione ovarica.